Se leggi questo articolo è perché il dubbio ce l’hai: stai con un narcisista o hai facilità ad incappare in relazioni con uomini narcisisti.  Che fanno male. Che ti trattano male. Sei innamorata pazza. Di un uomo che ti piace moltissimo. Stai con lui da un po’ o da molti anni ormai. Hai dedicato a questa relazione ogni tua energia. Desiderio. Lacrima. Dall’esterno siete una bellissima coppia: in pubblico siete sorridenti, sempre vicini, sempre insieme. Siete belli. A te sembra impossibile, poi, che in quel quadretto meraviglioso si insinuino crepe di sofferenza atroce. Ti sembra impossibile conciliare momenti di perfezione, dove ti sembra di vivere una comunione sublime con lui, a lunghe fasi di solitudine ghiacciata, abitate da lontananze effettive e/o chiusure  e rifiuti. Lo ami moltissimo ma stai male. Ti senti invisibile. Inutile. Noiosa? Brutta? Ti senti un soprammobile: ogni tanto lui si ricorda di te, ti prende in mano un poco, arrivano attenzioni che ti fanno vivere la vita in technicolor. Poi vieni rimessa sulla mensola. E dimenticata. Non riesci a raccapezzarti: lo ami alla follia. Tutta la tua vita gira intorno a lui e al mondo che hai costruito mettendolo al centro. Non puoi accettare la verità che invece filtra dalla routine di indifferenza, ostilità, fastidio. Dove non è possibile lamentarsi o provare a chiedere più condivisione perché il tentativo di un confronto genera scoppi di ira violenta, insulti. Abbandoni. Quando l’altro prende la porta e se ne va: per alcuni giorni, o settimane, o mesi. Guai se non si fa quello che vuole lui: se va bene, ti lascia sola e sei libera di fare ciò che vuoi. Se va male, se qualcosa lo infastidisce e lo mette in discussione o lo disconferma, eh allora i diverbi si fanno accesi e gli insulti molto pesanti. Usa il sarcasmo. Il silenzio. Non ti cerca, nemmeno a letto. Il ricatto affettivo prevede ostilità e indifferenza e la minaccia costante dell’abbandono. Si impara a vivere cercando di compiacerlo. Certo che sorridi sempre… non fai richieste, fai quello che vuole. Lo aspetti, aspetti che si accorga di te. Passi la vita in attesa della sua considerazione. Spii l’umore con cui entra in casa. E segretamente strutturi la profonda convinzione che se stai sufficientemente attenta, calma, servizievole… alla fine lui ti amerà. Alla fine andrai bene. Ti amerà. Ma non càpita. Perché lui è un manipolatore affettivo: è un narcisista.

 

IMG_0808

Sono molte le donne che arrivano in terapia perché lacerate da questi scenari. E’ difficile convincersi di amare una persona definibile come “narcisista maligno”. E’ difficile per due motivi, che è bene dire subito: il narcisista sembra normale, mostra il suo disadattamento soltanto all’interno della sfera delle relazioni affettive, quindi può essere difficile da riconoscere; soprattutto però è difficile ammettere che si è all’interno di una dinamica relazionale patologica anche perché l’altro polo della questione siamo noi. E NE USCIREMO SOLO SE CI OCCUPEREMO DI NOI, DELLA NOSTRA PARTE “MALATA” CHE COLLUDE CON IL PARTNER E GLI CONCEDE SU DI NOI TUTTO QUEL POTERE. Sì, proprio noi: perché il motivo per cui si rimane invischiate per lunghissimi anni in storie sentimentali molto frustranti risiede nel fatto che si soffre di DIPENDENZA AFFETTIVA. E riuscire a liberarsi, a trovare la forza di scappare, spesso richiede un lavoro psicoterapeutico lungo. Se stai vivendo una relazione penosa ed avvilente, che alterna da sempre fasi tranquille a crisi profonde caratterizzate da comportamenti abnormi del tuo partner, DEVI CAMBIARE PASSO ED AVERE IL CORAGGIO DI GUARDARE IN FACCIA LA REALTA’.

La realtà è che stai male. Da tanto. Qualcuno direbbe: da sempre. La tua vita con lui è un inferno: anche se ti dice che ti ama, è un partner assente e tu di fatto sei sempre sola. Di lui non sai nulla: non ti racconta mai che cosa fa, è vago, elusivo. Sai sempre un sacco di cose da amici e parenti. Sai che ti mente: te ne accorgi anche dai racconti che fa in compagnia, in tua presenza, perché tende ad esagerare degli eventi o a ritoccarli a seconda degli interlocutori (tu lo sai perché quegli eventi li hai vissuti). Sai sempre le cose dagli altri ma se lo sottolinei ogni volta ti dice che lui te lo aveva detto ma tu non lo ricordi. Cominci a scovare dettagli strani: lui nega tutto, lui nega sempre. Se provi a chiedere si incazza terribilmente e usa un’arma che ti disintegra: ti dice che non ti fidi di lui, che allora non è vero che lo ami. Questo ti devasta perché non puoi tollerare che lui dubiti del tuo amore. Fai allora di tutto per rassicurarlo che invece lui è la tua ragione di vita: cominci a chiedere scusa, a piangere, a implorarlo per fugare ogni dubbio sulla tua profonda lealtà a lui. Dopo un po’ si placa. E torna. E tu rivivi dal sollievo: ma si incista ancora di più il terrore. Il terrore del dolore che si prova se lui ti lascia.

In coppia lui ti deride o ti svaluta. La narrazione che fa di te in famiglia e con gli amici è che tu sei “simpaticamente” un’incapace: all’inizio è divertente. Si ride insieme dei limiti o di quelle piccole cose che creano impaccio. Poi diventa una storia strutturata che mina la tua autostima: tu cucini male, non sai guidare, non hai senso dell’orientamento e non ti sai spiegare, spendi troppo in cose cretine, parli troppo, sei asociale, ti piacciono dei film impossibili, parli poco e male, non hai gusto, mangi solo e sempre le stesse cose etc… Se ti diverti o osi qualche guizzo creativo scatta immediatamente il biasimo. Se provi a ribellarti, a criticare condotte o comportamenti che ti fanno stare male scattano reazioni aggressive, caratterizzate dall’intimidazione e dall’aggressione verbale (e fisica). Piccoli inconvenienti domestici vengono danno la stura ad espressioni di squalifica e umiliazione. Tu sei sempre più insicura: perché di base hai già un carattere connotato dall’insicurezza, dall’ipersensibilità. Dalla dipendenza. Ovvero dalla mancanza di autoconsapevolezza e di sicurezza interiore. Ciò che lui ti dice di te diventa così’ legge: tu sei fragile ed incapace e lui ti dà sicurezza, senza di lui sei una fallita. Anche se stai male. Anche se ti fa male. Ma senza di lui, sei sicura, non puoi vivere. E poi: chi mai ti prenderebbe a parte lui?

Lui appare freddo, scostante, indipendente. Ostile e incurante, distante. E’ concentrato su sé stesso, non si accorge di come stai. E’ disinteressato oppure accentra l’attenzione con battute e scherzi che di fatto monopolizzano l’attenzione su di lui sabotando ogni conversazione, scambio, incontro, perché non si riesce mai a parlare di nulla. Lui parla solo di ciò che ha in testa lui e non ti chiede niente di te. Pochi i complimenti. Non chiede mai scusa, non si mostra contrito dopo i litigi, si sente sempre nel giusto e in diritto di rimanere sulle sue. Manca di empatia, è incapace di provare rimpianto, rimorso, autentico dolore per il lutto. Se tu piangi è incapace di consolarti, di chiederti cosa succede, di sentirsi triste per te. Lui si ritiene sempre una vittima, di tutti. Se cerchi di parlare sforna sarcasmo e squalifica oppure si chiude in un mutismo aggressivo, ed è capace di tacere per giorni, di non rispondere a nessun messaggio, di ignorati con tenacia. Se ti avvicini ti allontana bruscamente, ti dice che gli dai fastidio e che è stufo. Arrogante e presuntuoso, prepotente, al limite torna con un piccolo gesto riparatore, che vuole liquidare la questione. Facilmente annoiato o stanco quando è in casa, taciturno, isolato. In pubblico è più brillante ma in casa è apatico e rifiuta ogni proposta di fare cose insieme. Hai la sensazione che non abbia mai desiderio di fare niente con te. Però chiede costantemente piaceri, oppure impartisce ordini quando si occupa di qualcosa. Eh sì, è vendicativo. Anche per questioni di poco conto urla subito ed offende tutti, basta niente per scatenare la sua rabbia o la sua irritazione. In generale ha opinioni su tutto, è un grandioso, gli piace andare controcorrente e si pone in modo saccente e provocatorio con chi non la pensa come lui, facilmente deridendolo ed umiliandolo. Lui è sempre superiore a chi non la pensa come lui. Ma nessuno in realtà sa chi è perché mantiene una riservatezza assoluta su tutte le sue cose. Anche sul denaro. Tu non capisci mai perché non sei all’altezza delle sue attenzioni o degna fino in fondo della sua fiducia. Perchè senti che ti tiene lontana. Che non è con te fino in fondo: e questo di danna, è la molla per essere sempre più vittima, alla ricerca di un amore che, invece, non arriverà mai, rosa dal dubbio che sia colpa tua. Forse non sei abbastanza interessante. O amorevole. O bella. Ti ingegni sempre di più per compiacerlo, stupirlo, ricoprirlo di amore. Per scaldarlo, per accenderlo e spingerlo a fare altrettanto con te. Come potrà resistere ad un simile amore?

E TU? RIESCI A VEDERE CHI SEI? Perché questo tipo di uomo in genere “fiuta” persone fragili, che non di rado hanno un passato traumatico e portano bisogni affettivi profondi molto trascurati nel loro passato. Tu senti oramai di fare monologhi, non c’è conversazione, non c’è intimità, gioco, scambio. Hai messo da parte i tuoi interessi, hai tralasciato molto di te. Quando lui ti abbandona se qualcosa non va sprofondi in un’angoscia devastante. Che richiama antichi traumi. Faresti, anzi, hai fatto di tutto pur di tenertelo. Pur di legarlo e non lasciarlo andare. Hai tollerato tradimenti: di vario tipo. Altre donne, raggiri, menzogne, sottrazioni di denaro, maltrattamenti verbali, umiliazioni in campo sessuale. Hai sempre fatto quello che voleva lui, a volte confondendolo con quello che volevi tu. Persino il fisico segnala che sei al limite. Ma la cosa strana è che sei in confusione: dubiti costantemente che lui sia davvero così. Oscilli tra il percepire la portata delle sue manipolazioni e della sua aggressività ed il colpevolizzarti aspramente, pensando che sia tu quella sbagliata. Il narcisista è un maestro nell’uso del “gaslighting“, una forma di manipolazione che conduce l’interlocutore a dubitare della propria capacità di giudicare la realtà, creando confusione circa percezioni e valutazioni, persino gesti fatti. Questo spezza la lucidità, rende sempre più insicuri e dipendenti.

IMG_2690

La soluzione non è indolore, inutile girarci intorno. Bisogna scendere coi piedi per terra: CONCEDERSI IL LUSSO DELLA REALTA’. Quello non è amore, tu stai malissimo, non sei felice, aspetti magicamente da una vita di fare la cosa che finalmente vi farà stare bene ma quella cosa non succederà. Perché non esiste. E’ un rapporto probabilmente che tu fantastichi, che tu immagini essere così profondo ma che invece prevede un legame patologico con una persona che non è capace di stringere relazioni di reciprocità. Che purtroppo sfrutta la tua fame d’amore. Apri gli occhi. Ascoltati: prendi atto fino in fondo di quello che ti manca, della solitudine, della sua assenza, dei ricatti, del dolore.

Sono molti i contributi sulle caratteristiche degli  uomini narcisisti: non si parla mai abbastanza, invece, delle donne che sono invischiate in queste relazioni. Di quanto sia veramente faticoso liberarsene. Questi partner fanno leva sulla loro profonda paura di rimanere sole, di sentirsi disprezzate e rifiutate, indegne. Sul bisogno dello sguardo di un altro per sentire di esistere e di avere valore. Sono molto manipolatori, in modi sottili che creano confusione ed un dolore mentale ed emotivo che spinge ad addossarsi ogni responsabilità di crisi, fallimenti, ostacoli. Ma il nodo di fondo è la fragilità emotiva di chi si sceglie un compagno simile. Persone che hanno bisogno di approvazione e di sicurezza, di una relazione che offra un riparo sicuro ed illusoriamente “indistruttibile”. Per ottenere ciò si è disposte a controllare sempre di più condotte, pensieri ed atteggiamenti per non deludere l’altro, per tenerlo calmo e amorevole. Ecco come si cede facilmente ai ricatti affettivi, che hanno davvero facile presa. Si agogna accettazione, benevolenza, attenzione. Terrorizzate dall’abbandono si è disposte a tutto: il legame viene così idealizzato. E’ un amore indissolubile e prezioso che va tenuto in vita ad ogni costo e ad ogni prezzo. Il prezzo è il maltrattamento e la perdita progressiva della fiducia in sé stesse. Il manipolatore sarà sempre più frustrante, e il miraggio dell’amore sempre più sbiadito.

E’ facile per molti criticare queste donne: dire che è colpa loro, che se stavano male dovevano andarsene. Chi dice questo non comprende affatto la natura della dinamica né la sua forza. Non comprende come si tratti di due persone che mettono in scena copioni relazionali disfunzionali, basati su schemi vissuti nell’infanzia. Non comprende come produca una vera e propria effrazione psichica che fiacca completamente, rende sempre più passive e dipendenti, assoggettate. Schiave dell’idea che quell’amore sia unico ed irrinunciabile, senza il quale si rimarrà sole, perdute, annichilite. Si morirà.  Anche perché ogni tentativo fatto di comunicare al partner sconforto, rabbia o malessere scatena la sua colpevolizzazione, che ovviamente innesca il bisogno disperato di riparare la “colpa”, di farsi perdonare, addossandosi ogni responsabilità. Sempre più invischiate, insomma. Per queste donne è difficile parlare, perché credono veramente di amare follemente e perché pensano di dover sempre fare ancora qualcosa per sistemare. Inoltre: si vergognano molto. Si percepiscono deboli, incapaci, inutili rispetto alle altre donne che invece mandano avanti le loro relazioni felicemente. E allora si impegnano ancora. Si chiudono a chiave nella loro trappola.

E’ difficile prendere in mano la vita. E’ molto doloroso. Si deve vincere l’angoscia che la separazione provoca, un dolore mentale insostenibile e l’idea che si è oramai perdute, spacciate, finite. Bisogna tenere fermo un punto: in quella relazione si sta male. Si subiscono maltrattamenti. Ci si sente sole ed umiliate, avvilite. Da tanto. Ma quando l’amore fa male, bisogna avere il coraggio di chiedere per sé stesse maggiore dignità. E farsi aiutare. Non c’è un altro modo. L’altro non cambierà: non ci farà il piacere di cambiare perché “è” così, e ciò non dipende da noi. Ma la buona notizia è che se ne esce. Se ti riconosci in queste parole, dunque, non aspettare più. Hai bisogno di aiuto. Te lo devi. Te lo meriti.

 

 

Barbara Alessio
Psicologa, Psicoterapeuta, Psicodiagnosta, Master di II° livello in Bioetica è Responsabile del Servizio di Psicologia e Psicodiagnosi della Casa di Cura per malattie neuropsichiatriche “Villa di Salute” di Trofarello (TO). Riceve in studio privato a Moncalieri (TO).
Share
This

Post a comment